rancore
Il Rancore è come bere del veleno e aspettarsi che muoia un'altro..........
La famiglia è un sistema complesso, all’interno del quale si verificano torti,  trascuratezze, fraintendimenti, gelosie e forti rivalità. Tutte queste ferite, provocano un’emozione che nel tempo si va a consolidare: il rancore.

Nello specifico, il rancore è un’emozione non risolta, dovuta ad una situazione che ci ha fatto stare male e che non è stata affrontata, ma che è stata messa momentaneamente in disparte;
questa emozione si diffonde nella mente rievocando il ricordo negativo, nonché la messa in scena di quanto accaduto e purtroppo, il tutto viene colorito da fantasie punitive e di vendetta.
Il soggetto che in una data situazione si sente vittima, utilizza il rancore come strumento per protrarre il ricordo negativo dell’offesa subita, in maniera continuativa e amplificata.

Da qui nascono risentimenti, ritorsioni e vere e proprie diatribe familiari, da cui spesso si verificano allontanamenti e rotture definitive dei rapporti.

Il rancore, come risolverlo 

La terapia Sistemico Relazionale, basandosi sul presupposto che la famiglia non è un’entità statica, ma bensì in continuo mutamento, acquisisce i dati che la famiglia stessa espone e li riorganizza.
Così facendo, la realtà conflittuale presentata, assume un nuovo significato e configurazione. I protagonisti della situazione di disagio, cominciano a percepire se stessi  e gli altri in modo gradualmente nuovo e così, si possono aprire nuove possibilità e nuovi equilibri.

La rabbia repressa è come la brace sotto la cenere: a prima vista sembra innocua, ma basta una lieve brezza per riattizzare il fuoco.
Accettando ed elaborando gli episodi negativi, si possono impiegare al meglio le proprie risorse, focalizzandole nella ricerca di un presente migliore. In questo modo si può ridurre il risentimento, con l’obiettivo di eliminarlo convertendolo in energia positiva.

Si inizia così a superare il rancore e questo è prima di tutto, è un regalo che si fa a se stessi .
Non si tratta di dimenticare il passato, ma di dissociarlo da una colorazione emotiva (per lo più dolorosa) che lo rende tanto difficile da tollerare e che, peggio ancora, viene costantemente rievocato nella quotidianità.

Infatti il rancore non ci permette di  voltare pagina, poiché è un’emozione che anima aggressività, ostilità, spirito di vedetta e odio verso la persona responsabile della sofferenza subita.
La tendenza e gli atteggiamenti, suggeriscono che l’unica maniera per ristabilire l’equilibrio è quella di restituire il torto subito (con gli interessi…).

Paradossalmente, l’unica persona che soffre è la stessa che porta rancore.

Banalmente, l’opzione più significativa per abbandonare il risentimento e la vendetta, sarebbe quella di affrontare la situazione, confrontandoci con la persona che ha causato tali emozioni negative. Prima lo si fa, meglio è! Il rancore è come un ristagno, che tende a rendere sempre più scure le acque…..

Il confronto diretto è il prendere consapevolezza di quanto successo elaborando i risvolti che hanno causato taluna circostanza.  Per quanto irritante, per liberarvi di un peso non necessario, bisognerà “rispettare” (che non vuol dire assecondare) il comportamento dell’altra persona, per quanto sia sgradevole.
In seguito, a mente lucida, si potrà decidere quali rapporti e relazioni porre in essere con chi ci ha fatto il torto.

Bibliografia
- Francesca Giorgia Paleari, Stefano Tomelleri (a cura di), Risentimento, perdono e riconciliazione nelle relazioni sociali, Carocci, Roma, 2008 (ISBN 978-88-430-4826-7);
- Renato Rizzi (a cura di), Itinerari del rancore, Bollati Boringhieri, Torino, 2007 (ISBN 978-88-339-1825-9).
-Luis Kancyper, Il risentimento e il rimorso. Uno studio psicoanalitico, Franco Angeli Editore, Milano, 2003 (ISBN 88-464-4923-1)
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